Guardaroba, Padova 2007



Siamo all’interno di un appartamento di un antico palazzo, oggetto di profonde trasformazioni avvenute nel corso degli anni, ma ancora in grado di trasmettere la propria valenza storica all’interno degli spazi. I Committenti chiedevano un guardaroba che non fosse un semplice contenitore di abiti, poiché l’unico vano dove poterlo collocare era la stanza adibita a studio, dove la presenza di un anonimo mobile di servizio sarebbe parsa inopportuna.
Lo studio è caratterizzato da due ampie finestre che inquadrano il verde del giardino interno. Il fascio di luce, filtrato dalla chioma degli alberi, entra nella stanza e proietta sulla parete un mutevole gioco chiaroscurale. Da qui l’idea del progetto. La nicchia che accoglie il guardaroba viene chiusa da due ante scorrevoli di pero e ciliegio: una snella parete che sostiene una trama di tracce, liste di legno e di rame fissate al piano di fondo da supporti imperniati su tondini di rame. Ruotando su di essi le liste di legno e metallo si espongono con un’inclinazione sempre diversa all’incidenza della luce naturale, che viene raccolta e diffusa componendo un articolato spartito di note luminose.